Translate

giovedì 14 giugno 2012

La casa di Maria


La casa di Maria è piccola, sembre una di quelle villette che si vedono nei film di Harry Potter. Sembra essere fatta di legno, sembra fragile e non poter reggere un soffio di vento, ma ha buone fondamenta. La casa di Maria è un po' come la sua proprietaria, anche lei minuta, gracilina, ma le ha passate tante, ha attraversato una guerra, ha attraversato un mare, ha attraversato una cultura nuova, due cose queste fatte per inseguire un amore che proprio la guerra le aveva fatto conoscere. Sid era un grand'uomo, non l'ho mai conosciuto ma l'ho visto filtrato attraverso foto e racconti: lui scozzese, lei italiana, come diavolo riuscirono a intendersi lo sanno solo loro, eppure ce la fecero, lei si trasferì in Inghilterra e imparò l'Inglese. Fa ridere Maria quando parla italiano, pare cristallizzata agli anni Quaranta, ha dei modi di dire davvero desueti, senesi, perché lei è di Siena, ma ingialliti come le pagine di un vecchio libro. Nonostante l'età Maria è giovanile, gli occhi vispi, "pesticcia", come si dice dalle mie parti, in continuazione, va in giro, vive alla grande insomma, nonostante sia piccola e abiti in una casina piccola. I legami non si spezzano, la distanza, un oceano e diversi kilometri di certo non cancellano le sue radici, e i suoi parenti italiani le vogliono ancora un mondo di bene. Il nipote "piccolino" (che poi tanto piccolino non è, oggi ha circa sessant'anni, ma è il minore di quattro fratelli) deve a lei molto, lei lo ha ospitato più di una volta quando lui era in viaggio in Europa, e questo amore lui lo ha tramandato anche alle sue due figlie, che amano tanto l'Inghilterra forse perché lì c'è un pezzo di loro.
La casa di Maria stamattina si è svegliata triste: il pavimento in parquet non ha scricchiolato come al solito, e la cucina non si è riempita del consueto odore di thé. Ve l'ho detto, Maria era gracilina, e un cretto di qualche giorno fa è stato fatale alla sua minuta struttura. La cosa bella è che se ne è andata, ne sono certo, felice, vincitrice di tante battaglie (prima tra tutte quella contro il tempo), felice di aver lasciato dietro di sé tante persone che l'hanno amata e le hanno voluto bene, soddisfatta di come ha vissuto e appagata dai suoi novanta e rotti anni. Certo, sono state versate delle lacrime, la sua dipartita non ha lasciato le persone indifferenti, alcune di esse si sono rese conto di come il tempo sia un tiranno che ti strappa in un lampo, con mani artigliate, quanto ti eri conquistato con fatica, e che pensavi sarebbe durato non dico in eterno, ma almeno un pochino di più. Alcune persone si sono rese conto che è in atto un cambio generazionale, che i "vecchi" stanno lasciando il posto ai "giovani", e si sono di colpo sentite meno sicure, meno solide, più fragili. Io dico a queste persone: pensate a Maria! Pensate a come a vissuto, pensate alla sua felicità! Certo i tempi erano diversi, ma io credo che si possa vivere bene anche oggi, anche tra i nostri mille problemi, basta rallentare un attimo e focalizzarsi meglio.
Parecchi kilometri più a sud della casa di Maria, in un altro stato, in una casa non fragile, non inglese, e probabilmente meno affascinante, qualche giorno fa è scoppiato un nuovo pianto, il vagito di una nuova vita. Benedetta si chiama, ed anche lei è in qualche modo legata a Maria: non perché si siano viste, e neanche perché siano parenti (sebbene la famiglia di Benedetta e quella di Maria siano legate, seppur per vie un po' tortuose), ma perché condividono un equilibrio, un bilanciamento, occupano entrambe i due piatti della bilancia di Destino, una per piatto, e probabilmente lui ha deciso così, che era giusto far cedere il passo a Maria.
Arrivederci Maria, conosco delle persone lassù che ti faranno buona compagnia, persone con cui andrai di certo d'accordo, e benvenuta Benedetta.

"Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange."

martedì 12 giugno 2012

La carica dei mille



graziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegrazigraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegrazie

...c'è scritto "grazie", e sono mille, fidatevi li ho contati!
Grazie a chi mi legge, o anche solo apre il mio blog ogni tanto per vedere le cazzate che scrivo.
Grazie.

Happy birthday

Uomini invisibili


Poco fa ho avuto conferma di una cosa che mi avevano detto anche altri, ma che in fondo avevo sostenuto sempre anche io: la risposta alla domanda "qual'è il fine che spinge una persona a aprire un blog, e a cominciare a riversarci dentro i suoi scritti?"
C'è chi lo fa per scriverci cavolate, una sorta di "Facebook" in cui conservare tutti i suoi status, raccontare cosa ha fatto durante il giorno, un diario più o meno segreto. Cerca di scrivere cose stupefacenti, di dargli un tono il più allegro e "nazional popolare" possibile, così da aumentare le proprie letture.
Io ho seguito un'altra strada, in linea con quello che è il mio attuale carattere, il mio attuale modo di rapportarmi verso l'esterno. Lo uso saltuariamente, solo per scriverci cose che ritengo importanti; lo uso per fissare da qualche parte impressioni che, conoscendomi, potrei dimenticare di lì a poco. Ma soprattutto lo uso per riconoscermi, per ricordarmi chi sono, per rivivere le emozioni che mi hanno spinto a scrivere determinati post. E la cosa bella è che mi riesce. Nel senso, rileggendo i miei vecchi post riesco davvero a rivedere quelle immagini che popolavano la mia mente mentre stavo forsennatamente cercando di dar loro un senso, quando le stavo trascrivendo; riesco a provare di nuovo le emozioni che avevo provato, a sentire le lacrime che avevo sentito, o semplicemente a rivivere sogni che già avevo vissuto e dimenticato. Ma tutto ciò, se da un lato mi piace e mi da soddisfazione, mi fa chiedere anche perché ci sia tutto questo bisogno di "trascriversi", di affermarsi anche sullo scritto, bisogno che anima ogni tipo di carattere, dal più intraprendente ed estroverso al più schivo e solitario, ognuno per apparentemente diverse motivazioni. Almeno per quanto mi riguarda credo sia una mai confessata (nemmeno a me stesso) e quindi intestina e inconscia paura di sparire, o meglio, paura di perdere certe cose belle o significative: paura di perdere la rotta, di non capire più perché stai facendo certe cose, o perché stai andando verso una direzione piuttosto che un'altra... Paura di non poter superare tutte le proprie paure, che si cercano di esorcizzare trascrivendole e cercando così di "vederle" meglio; paura di perdere non solo se stessi, ma anche persone che hanno dato un contributo importante al tuo essere attuale.
Sono un po' come l'uomo invisibile, anche io ogni tanto cerco di mettermi un cappello ed un impermeabile per potermi vedere allo specchio e ricordarmi di me.